June 23, 2026

Bitcoin e blockchain: viaggio oltre la globalizzazione

Bitcoin e blockchain: viaggio oltre la globalizzazione

Bitcoin e blockchain: viaggio oltre la globalizzazione

C’è un mondo globalizzato, la globalizzazione che ci hanno raccontato a ‘scuola’, e poi c’è la blockchain. Guardando un mappamondo vedremo tanti nomi e territori, colorati diversamente per distinguerli l’uno dall’altro. In realtà questi sono costruzioni politiche e istituzionali perché, guardando il pianeta Terra, questi territori sono sempre stati contigui e fin da quando la storia abbia memoria si sono avvicendati, generali, imperatori, popoli, che si sono spinti sempre più avanti per commerciare, conquistare o annettere ad un impero: Carlo Magno, Costantino, i conquistadores nel nuovo mondo sono solo alcuni esempi. Un mondo globale quindi c’è sempre stato in un certo senso. Tuttavia la storia ha assistito ad un processo che, nell’ultimo secolo, ha subito una pazzesca accelerazione grazie ai cambi di paradigma tecnologico (internet) e del mercato (Wto) che hanno permesso di intendere la globalizzazione come la studiamo sui recenti libri di politica economica.
L’ultima globalizzazione che è stata studiata ci spiega come paesi con norme simili — ma anche no — possano commerciare tra loro senza dazi, con una ricaduta positiva sia sul prezzo speso dai consumatori finali, sia sulla qualità dei prodotti in concorrenza, che dovrebbe — ma anche no — garantire la vittoria del prodotto migliore. Di fatto oggi è usuale trovare situazioni in cui paesi differenti competono in un sistema di libero scambio nonostante adottino regole diverse sia sul lavoro che sull’ambiente, pratica che facilita un abbassamento dei costi e una svalutazione del denaro. Credo che quel processo sia arrivato a un punto di svolta. Naturalmente la globalizzazione di punti di svolta ne ha avuti tantissimi, però la mia sensazione è che quello che stiamo vivendo in questa epoca costituisca un punto di svolta determinante, come quelli che si sono prodotti dalla crisi dello Stato assoluto e richieda uno sforzo; sforzo di fantasia, ma anche di comprensione dei fenomeni.
Prima la ricchezza era prettamente materiale (un lingotto d’oro o il possesso di una casa per esempio), poi con la globalizzazione che ci hanno fatto studiare c’è stato un processo di trasformazione della ricchezza che non è più reale, o almeno non solo, ma finanziaria. Se la ricchezza reale prima era solo il possesso della casa dopo è potuta diventare la possibilità di scommettere contro il valore dello stesso immobile. Inoltre lo Stato prima controllando il territorio controllava la ricchezza e controllando la ricchezza controllava il potere; la nuova configurazione della ricchezza fa circolare il valore in modo immateriale ignorando i confini geografici. Restando tuttavia sempre gli Stati ad essere regolatori, questi sono divenuti più o meno influenzati da grandi attori quali le multinazionali o le istituzioni finanziarie. Il sistema economico come oggi lo conosciamo è legato inevitabilmente alle banche, alla finanza alla borsa, alle azioni, oltre che ad una governance che tenta di tenere insieme tutti i fili ma che spesso ne rimane imbrigliata.
Se un cambio di paradigma c’è stato quando il valore non è stato più vincolato ai territori e la ricchezza è diventata finanziaria allora a mio parere ci sarà anche quando si sposterà in un modo ancora differente, in modo permissionless e trustless. La globalizzazione del futuro sarà molto diversa dalla globalizzazione che conosciamo e da quella che abbiamo conosciuto in passato. Prendendo in prestito una metafora ormai abusata del libro La montagna incantata di Thomas Mann, uno dei personaggi di nome Naphta, alla richiesta di alcune risposte filosofiche ad alcune domande, risponde più o meno così: “nulla è stato più come prima. Tutto è cambiato quando si passa da Tolomeo a Copernico”, cioè dal sistema tolemaico a quello copernicano, tutto cambia da quando cambia il paradigma e non è più il Sole a girare intorno alla Terra ma la Terra intorno al Sole.

Se tutto è cambiato quando è cambiato il modo di trasferire valore al di sopra degli Stati, tutto potrebbe cambiare quando sarà normale trasferire valore, con Bitcoin per esempio, al di sopra dei garanti, degli istituti e di tutti quei soggetti che detengono un potere nel maneggiare quel valore. Non necessariamente deve chiamarsi Bitcoin questo nuovo strumento, quanto più in generale sono quelle criptovalute che utilizzano una blockchain non centralizzata, un nuovo protocollo che può cambiare drammaticamente il mondo. La vera innovazione rispetto alla globalizzazione che abbiamo conosciuto e alla quale non sto qui a dare un giudizio di merito perché non è questa la mia intenzione, sta nelle parole permissionless e trustless, poter trasferire qualsiasi valore senza aver bisogno di un intermediario o un garante, in modo sicuro però e senza qualcuno che potrebbe generare anche problemi di corruzione o errore sulla transazione. Senza nessuno che controllando potrebbe sbagliare.
Questa nuova globalizzazione permissionless ci condurrà a un mondo migliore? Probabilmente ogni progresso porta verso un mondo migliore ma il passato ci insegna che i cambiamenti repentini dell’economia hanno condotto a stravolgimenti di tipo sociale e politico di portata importante, spesso con effetti collaterali devastanti, quindi guardandola dal lato sociale occorre che tutti i governi aiutino i cittadini ad adeguarsi a questo cammino, intervenendo anche per rallentarlo, se occorresse.

Per scambiarsi valore senza intermediari ci sono una serie di complicazioni, per esempio chiunque ha incentivo ad appropriarsi questi valori che circolano o a controllare delle dinamiche che non possono essere controllate ‘by default’, quindi c’è sicuramente bisogno di regolamentazioni e interventi. Le vecchie regole che finora hanno fatto andare avanti le cose durante la globalizzazione studiata sui libri potrebbero tra poco non funzionare più. La globalizzazione di per sé è positiva perché porta crescita, ma se con regole eque, altrimenti porta a grossi problemi, soprattutto se attuata in economie diverse tra loro, caratterizzate da monopoli, fondi sovrani etc. In passato ha portato prima di tutto ad uno squilibrio di una parte del mondo che si arricchisce impoverendone un’altra, facendo sì a catena che la parte che è cresciuta negli ultimi 20 o 25 anni subirà a sua volta un impoverimento a danno di quelli che erano ricchi prima attraendo così un costo del lavoro più basso. È in quest’ottica per esempio che bisogna guardare alle notizie su media e Tv di questa cosiddetta “guerra commerciale” in atto tra Stati Uniti e Cina, oltre ad altre nazioni europee che ultimamente hanno degli interessi che vanno contro il disegno Comunitario (come la Gran Bretagna ma non solo).
Ma che strumenti utilizzare per capire quello che sta succedendo? È chiaro che questo riassetto dell’economia inevitabilmente creerà confusioni, che possono tradursi in scompensi economici come ad esempio un’esplosione della bolla dei mercati finanziari. Se noi guardiamo l’andamento di Wall Street degli ultimi dieci anni la crescita ha registrato una salita incredibile, sembra il grafico dell’hype di Bitcoin nel 2017.

Pensiamo al panico che potrebbe generarsi in borsa per una correzione che portasse ai livelli del 2011 o del 2009. Ci potrebbe essere delle manovre di governi e istituzioni monetarie per creare stimoli che portino ossigeno all’economia, magari livellando i tassi di interesse prossimi allo zero — come più o meno adesso — o stampando altra moneta — come più o meno adesso — o un aumento dei debiti pubblici — come più o meno alcuni chiedono di fare adesso — per finanziare l’economia. Uno scenario di riassetto dell’economia potrebbe avere nel Bitcoin e in altre criptovalute un rilancio dell’economia stessa, sia perché queste monete possono essere un riparo dell’inflazione avendo un limite prefissato programmabile e anche perché, con le criptovalute, altri paesi che al momento sono esclusi possono far parte di un’economia monetaria più globale.

D’altronde il concetto di criptovaluta è di per sé un concetto che abbraccia una dimensione di nuova globalizzazione: una stessa valuta per tutti e non già molte valute in concorrenza emesse da differenti istituzioni monetarie, come avviene oggi in quel mondo globalizzato che abbiamo conosciuto.
La sfida è comunque impegnativa perché le normative che si dovrebbero emettere, considerata la materia, potrebbero non avere alcun collegamento con alcun territorio e quindi troverebbero difficoltà di applicazione. Non è il caso di dilungarsi su questo aspetto né di fare altri voli pindarici che ci porterebbero ad immaginare una globalizzazione ancora più spinta, magari con una moneta unica globale che porterebbe alla conseguenza di un territorio di utilizzo più esteso e unificato politicamente delle aree di cooperazione economica che conosciamo oggi. Una cosa invece è più certa: la globalizzazione del futuro oltre al trasferimento del valore riguarderà le cose che facciamo e non solo quelle che produciamo.

Published at Sun, 14 Jul 2019 16:13:19 +0000

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By BWCK Photography on 2017-05-15 02:01:11
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